Covid: dall’Università Statale di Milano la mascherina efficace in materiale facile da reperire

Durante il primo anno di pandemia di Covid, quando tra le molte difficoltà una delle principali era la difficoltà di approvvigionamento di mascherine filtranti, legata soprattutto alla carenza di tessuto-non-tessuto meltblown filtrante, una ricerca del Dipartimento di Scienze per gli alimenti, la nutrizione, l’ambiente dell’Università degli Studi di Milano ha portato a realizzare un nuovo tipo di mascherine, in grado di offrire la massima protezione, realizzate a partire da materiale più facile da reperire.

Benché, trascorso l’evento, i ricordi si siano progressivamente stemperati, la mancanza di mascherine è stata una delle emergenze più acute allo scoppiare della pandemia di Covid.
Una delle prime cause della difficoltà di approvvigionamento e quindi distribuzione di questi prodotti, improvvisamente diventati basilari per la vita di noi tutti, era la difficile reperibilità in Italia del tessuto-non-tessuto meltdown filtrante, che costituisce una parte importante della mascherina.

Nella seconda metà del 2020, in piena emergenza pandemia, una ricerca del Dipartimento di Scienze per gli alimenti, la nutrizione, l’ambiente dell’Università Statale di Milano ha creato un nuovo tipo di mascherine, frutto di una tecnologia innovativa che consente di garantire la massima protezione senza dover ricorrere allo strato di tessuto-non-tessuto meltblown.

Ideate da Stefano Farris, docente di Scienze e tecnologie alimentari, certificate secondo la normativa vigente e in attesa di brevetto, le nuove mascherine sono state realizzate esclusivamente con un altro tipo di tessuto-non-tessuto, più facile da reperire: il TNT spunbound, la cui funzionalità ed efficacia filtrante è stata aumentata attraverso la sovrapposizione di sottili strati di polimeri.

Le mascherine facciali a capacità filtrante di tipo tradizionale di solito sono ottenute utilizzando due tipi di tessuto-non-tessuto, sovrapposti secondo combinazioni che variano in funzione del tipo di mascherina: il tessuto-non-tessuto meltblown, dalla trama più densa, garantisce la capacità filtrante e la traspirabilità, mentre il tessuto-non-tessuto spunbound ha la funzione principale di offrire supporto meccanico e confort, dato che è posto a contatto con la pelle di chi indossa la mascherina.

La funzione principale, ovvero la capacità filtrante, è quindi garantita dallo strato in meltblown. Allo scoppiare della pandemia l’improvviso e massiccio aumento di richiesta di mascherine portò a rendere molto difficile da reperire, nonché costosissimo, il meltblown, prodotto da un numero molto limitato di aziende (di cui solo una in Italia). Al contrario lo spunbound, più ampiamente utilizzato in diversi settori produttivi, non presentava una simile difficoltà.

Stefano Farris ha lavorato per superare questa limitazione, che poneva un ostacolo drammatico sulla salute pubblica, realizzando un tipo di mascherina con elevata capacità filtrante composta esclusivamente da tessuto-non-tessuto spunbond.

Per farlo, escogitò una soluzione innovativa, che prevedeva di sovrapporre al tessuto-non-tessuto spunbound sottili strati polimerici in grado di agire da barriera fisica e chimica, contro la penetrazione di agenti contaminanti come virus e batteri. Questa tecnologia ha consentito di ottenere mascherine ad elevata capacità filtrante e traspirabilità senza dover ricorrere al meltblown.

Realizzate con il supporto della General Converting Machine Srl, azienda attiva nel settore delle macchine destinate alla deposizione di strati sottili su substrati, le nuove mascherine sono state certificate secondo la normativa vigente che definisce i requisiti delle maschere facciali ad uso medico marcate CE (UNI EN 14683 e 10993) e oggetto di una richiesta di brevetto.

La realizzazione di queste mascherine innovative, che permettevano di superare una delle difficoltà del momento, è stata solo uno dei contributi della Statale di Milano nella lotta al virus Sars-CoV-2, dopo la produzione e distribuzione gratuita alle scuole del disinfettante per mani Unichina e lo sviluppo di un test salivare per diagnosticare la Covid-19 nei bambini.
Oltre a questo, numerose sono state le pubblicazioni scientifiche e grande l’impegno di centinaia tra medici specializzandi e personale sanitario al lavoro negli ospedali della città.