Dall’attività di studio e sperimentazione sulle rocce realizzata dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Milano è nata Petroceramics, una spin off che si è specializzata nella produzione di materiali compositi ceramici ad altissima resistenza ed è stata scelta per realizzare il sistema di protezione termica del modulo di rientro del veicolo spaziale europeo Space Rider.

Petroceramics, azienda all’avanguardia della tecnologia, nata nel 2003 da una costola dell’Università degli Studi di Milano, ha le sue fondamenta nello studio delle rocce, ed è arrivata, partendo da queste, a brevettare materiali avveniristici, in grado di rispondere alle sfide del futuro.
Attraverso l’attività di petrologia sperimentale, praticata nei laboratori del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Milano, i ricercatori hanno acquisito una profonda esperienza nel campo della creazione di quelle che si possono definire “rocce sintetiche”, tanto da poter arrivare in vent’anni a metterla a frutto nello studiare, progettare e produrre materiali estremamente innovativi.
Si tratta di materiali relativamente leggeri rispetto ai metalli, e nonostante questo in grado di resistere a fortissime sollecitazioni fisiche e termiche, il che li rende ideali per applicazioni nel mondo automobilistico e aerospaziale. Da questi studi e da questa esperienza si è sviluppata Petroceramics, oggi diventata una SpA di cui l’Università non fa più parte (ne è uscita nel 2015 con una plusvalenza di 144.000 euro), con sede al Kilometro Rosso di Bergamo e clienti tra le più grandi società dell’automobilismo, dell’aerospazio e non solo.
Tutto è iniziato dallo studio e dalla sperimentazione sulle rocce
Alla base di tutto questo c’è una profonda conoscenza delle rocce. Proprio sulle caratteristiche di alcune rocce si concentrarono gli studi di Massimiliano Valle, allora dottorando di ricerca in Scienze della Terra e Petrologia Sperimentale nel dipartimento di Scienze della Terra, poi – insieme a Stefano Poli docente di Petrologia nello stesso dipartimento – cofondatore di Petroceramics e CEO dell’azienda. Valle studiò in particolare delle rocce chiamate gneiss, caratterizzate da una struttura “lineata”, ovvero da fasci di minerali prismatici fibrosi allineati tra loro e iniziò a fare esperimenti per ricreare rocce di questo tipo in laboratorio. Dalle rocce sintetiche alla collaborazione con aziende che avevano bisogno di materiali di questo tipo il passo fu breve.
La collaborazione del Dipartimento iniziò con alcune aziende che avevano bisogno di materiali molto resistenti, come le ceramiche tecniche; tra queste c’era la Brembo. Il Dipartimento iniziò a studiare materiali adatti per realizzare freni, in particolare all’inizio freni da Formula Uno, successivamente anche da montare su auto non da corsa.
I ricercatori del Dipartimento iniziarono a proporre questo approccio ad alcune aziende: non proponevano un materiale specifico, quanto un metodo di lavoro. Caso più unico che raro nel mondo delle start up, infatti, Petroceramics non è nata per commercializzare e far fruttare un brevetto, ma per offrire alle aziende un servizio, proponendo loro un outsourcing delle attività di ricerca e sviluppo: studiava, valutava, migliorava i loro prodotti.
Il Dipartimento inizia a collaborare con Fintex-Bettini e Pedrini, due società che avevano entrambe interessi in campo ceramico e nel mondo della pietra, lavorando su materiali di diverso tipo. Il Dipartimento vince questo punto un bando dedicato alle startup della Provincia di Milano e grazie a questo venne fondata quella che fu di fatto la prima spin off dell’Università degli Studi di Milano.
Un forte impulso a Petroceramics venne in seguito da un finanziamento di Regione Lombardia dedicato ai metadistretti lombardi, in cui la giovane azienda fu capofila di un importante progetto sulle pastiglie per freni ceramiche. Si trattava di un progetto di studio su materiali che permise a Petroceramics di crescere molto e attirò l’interesse sempre maggiore di Brembo, che nel 2006 entrò nella compagine sociale aziendale, il che fu un salto importante per la sua crescita.
Gli investimenti per produrre componenti in proprio

Nel corso degli anni Petroceramics si è sganciata sempre di più dal mondo delle rocce naturali, spostandosi verso il mondo dei materiali avanzati. Si è evoluta in modo sostanziale, iniziando non solo a progettare e fornire consulenze ad aziende, ma anche a realizzare produzioni in proprio, grazie a investimenti importanti in strumenti e macchinari. Sono stati fatti ingenti investimenti per i forni che permettono la cottura di componenti di grandi dimensioni in condizioni particolari.
Partita da materiali destinati a componenti per automobili, Petroceramics sta dedicando i maggiori investimenti degli ultimi anni a materiali che hanno applicazioni aerospaziali.
Quello di maggior successo si può probabilmente considerare ISiComp® , con cui si stanno realizzando prototipi di componenti per l’European Shuttle, lo Space Rider, il veicolo spaziale europeo pensato per essere mandato in orbita e riatterrare: in particolare Petroceramics sta realizzando il flap e il sistema di protezione termica del modulo di rientro del veicolo spaziale.
Un’altra applicazione è l’OxyComp®, un materiale composito a matrice ceramica rinforzato con fibra di carbonio, caratterizzato tra l’altro da una particolare resistenza all’ossidazione.
Si può citare poi C-Preg® 400: si tratta di un prepreg sviluppato in collaborazione con Nanotech, attualmente utilizzato nei campionati di Formula 1 e Moto GP. Con questa materia prima si possono stampare componenti polimerici rinforzati con fibre tanto di carbonio che di quarzo, resistenti al calore, ignifughi, e non tossici.
La riuscita gemmazione dall’attività di ricerca universitaria di un’azienda che macina fatturato e svolge attività produttiva a livelli molto alti dal punto di vista della tecnologia e dell’innovazione ha aperto nuovi territori per chi è interessato a lavorare in questo settore, con prospettive interessanti per il mondo industriale italiano ed europeo e naturalmente per i giovani laureati.