
La casuale e sorprendente scoperta dell’erìsimo, o “erba dei cantanti”, una pianta spontanea con interessanti proprietà farmacologiche, proprio sul marciapiede davanti alla facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano ha dato luogo a un articolato progetto, che ha coinvolto tutta la città: ai cittadini è stato chiesto di aiutare a trovarne altri esemplari, mentre la nota azione protettiva della pianta sulla voce ha attirato l’attenzione di cantanti, musicisti, attori, foniatri. Attraverso eventi e concerti il pubblico ha imparato non solo a conoscere l’erìsimo, ma più in generale il ruolo spesso sottovalutato delle piante spontanee e delle loro innumerevoli applicazioni in campo ambientale, erboristico e alimentare.
Il nome “erìsimo”, una pianta selvatica (Sisymbrium officinale) caratterizzata da piccoli fiori gialli, deriva da due parole greche: eruo, salvo, e oimos, voce: questa pianta spontanea è infatti nota fin dall’antichità per la sua azione benefica sulla voce, e per questo è utilizzata per la cura dell’afonia, della raucedine e dei problemi delle corde vocali da cantanti e attori, che la assumono sotto forma di preparati erboristici come gocce, tisane, tinture madri, caramelle e sciroppi, già commercializzati in molti paesi europei. Non è coltivata in Italia: i preparati si avvalgono della materia prima proveniente da altri Paesi, in particolare la Francia.
Una caratteristica di questa brassicacea spontanea, che appartiene alla stessa famiglia della senape e del cavolfiore, è che ama le zone antropizzate: cresce volentieri lungo i sentieri, tra i ruderi e talvolta nelle città. È tuttavia una pianta rara, difficile da trovare. Benché la sua presenza sia storicamente attestata nel territorio italiano, oltre che in molte altre aree d’Europa, era sempre sfuggita alle ricerche del gruppo del Dipartimento per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente (DeFENS) dell’Università degli Studi di Milano, che da anni cercava di identificare zone dove la pianta fosse reperibile, senza successo. L’erisimo sembrava introvabile, né a Milano né altrove.
L’interesse dei ricercatori del DeFENS per la pianta si contestualizzava nell’ambito di studi, da tempo in corso, sulla valorizzazione di piante alimentari tradizionali con sapori particolari. Alcune sensazioni gustative (ad esempio il piccante, il pungente e altre) sono infatti generate da specifiche molecole naturali, presenti in molte piante e spezie, attive su recettori gustativi del nostro organismo. Alcune di esse sono anche coinvolte in diversi meccanismi legati al sensing e alla percezione del dolore e spesso contengono composti bioattivi con attività farmacologiche interessanti da studiare.

Per una coincidenza bizzarra quanto provvidenziale, nel 2016 apparentemente fu la pianta dei cantanti che andò a trovare i ricercatori: nel 2016, con un certo stupore, fu da questi identificata esattamente di fronte alla Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari, in via Colombo, nel quartiere di Città Studi a Milano. L’aiuola di via Colombo venne recintata d’urgenza con l’aiuto del Municipio 3 di Milano; i semi furono protetti fino a maturazione, raccolti e poi riseminati in serra e in campo.
Di fronte a un evento così inaspettato e particolare, l’Università decise non solo di valorizzare la scoperta, ma di trarne spunto per un progetto che coinvolgesse cittadini e istituzioni milanesi. In collaborazione con il Conservatorio Giuseppe Verdi, la Fondazione Cariplo e il Municipio 3 del Comune di Milano, fu lanciato così il progetto multidisciplinare “Erisimo a Milano”, con diversi obiettivi.
In primo luogo, il progetto ha inteso salvaguardare e monitorare le aree di crescita spontanea dell’erìsimo, come quella di Città Studi, promuovendo anche la consapevolezza ambientale, soprattutto tra i giovani, attraverso attività educative e divulgative. Si è voluto anche sperimentare la coltivazione dell’erìsimo in collaborazione con enti come la Fondazione Minoprio ed esplorare nuove applicazioni alimentari e terapeutiche della pianta. Un’attenzione specifica è stata dedicata anche a favorire l’imprenditorialità sociale, coinvolgendo cooperative e studenti in progetti legati all’erìsimo. Ultimo ma non meno importante, il progetto ha voluto incentivare attività culturali e musicali che valorizzino l’importanza della voce come strumento espressivo.
Negli anni successivi il progetto si è quindi articolato su diversi punti:
– ricerca: studio dei principi attivi dell’erisimo; attività su recettori clonati e in vivo; comparazione genetica, agronomica e sensoriale con altre piante officinali e alimentari; applicazioni erboristiche e mediche; applicazioni alimentari (birra, miele, voice drinks) e agrarie
– territorio e ambiente: studio delle erbe spontanee urbane e del loro ruolo ambientale; tutela della biodiversità; mappatura condivisa delle zone di ritrovamento dell’erisimo a Milano con il contributo dei cittadini attraverso l’approccio “citizen science” per adulti e bambini
– arte e cultura: concerti; eventi teatrali sulla voce; divulgazione scientifica (Le conversazioni dell’erisimo) e social; partecipazione ai principali eventi della città tra cui Orticola, Book City, Green City.
Un elemento distintivo del progetto è stato il coinvolgimento diretto dei cittadini attraverso iniziative come “Detective di Erìsimo”, che ha invitato i partecipanti a individuare e segnalare la presenza della pianta in città, contribuendo alla sua mappatura. Eventi come la “Semina pubblica” al Museo Botanico Aurelia Josz hanno coinvolto bambini e adulti in attività pratiche di semina e divulgazione scientifica.
Il progetto ha organizzato numerosi eventi per sensibilizzare il pubblico sull’importanza dell’erìsimo: tra questi, si possono citare la giornata speciale con un workshop sui risultati della ricerca, la presentazione del ricettario In cucina con l’erìsimo e il concerto jazz A più voci, che ha celebrato il legame tra la pianta e la voce umana.
Oltre ai promotori principali, il progetto ha beneficiato del supporto di diverse istituzioni e realtà locali, tra cui il Pavarotti Milano Restaurant Museum, Fratelli Ingegnoli Milano, Fondazione Minoprio e la cooperativa sociale Eureka!, evidenziando un forte radicamento nel tessuto urbano e culturale milanese.
Una scoperta botanica è così diventata il fulcro di un progetto che ha unito ricerca scientifica, educazione ambientale, cultura e partecipazione civica, contribuendo alla valorizzazione del patrimonio naturale e culturale della città di Milano.
Per saperne di più si invita a consultare il sito del progetto.