
Il progetto MASPES, seguito per la parte scientifica dal Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, è un programma che si occupa di sviluppare nuove varietà di pesche ed albicocche, con maggiore resistenza alle malattie e adattamento agli ambienti di coltivazione e, soprattutto, migliorate dal punto di vista organolettico. Il programma si avvale anche dell’ausilio di tecniche di selezione assistita basate sull’identificazione di precisi marker genetici nel DNA delle piante. Un progetto che ha portato anche a costituire una delle più importanti collezioni di varietà di pesca e albicocca di tutta Europa.
Come ottenere una pesca o un’albicocca migliore, apprezzata da chi la porta in tavola, proveniente da una pianta (il termine corretto è cultivar, che indica le varietà agrarie di piante coltivate) capace di resistere a specifiche malattie o a condizioni ambientali avverse, come le gelate tardive, e affrontare le sfide del mercato? Selezionando e incrociando tra varietà, in modo da ottenerne di nuove, in grado di offrire caratteristiche sempre migliori e accattivanti, in grado di catturare l’attenzione dei consumatori.
Si tratta di un lavoro lungo, costoso e complesso, a cui il Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università Statale di Milano si dedica da anni all’interno del progetto MASPES: la novità è che in questo caso la tecnica tradizionale di incrocio tramite fecondazione manuale delle piante è integrata con metodologie innovative basate sulla genetica e la genomica, in particolare la selezione assistita, nota anche come Marker-Assisted Selection, MAS, a cui il progetto allude con il suo nome.

MASPES rappresenta un esempio di integrazione strategica ed operativa tra ricercatori, produttori agricoli e vivaisti. Punta, infatti, a creare un vero circolo virtuoso, in cui le organizzazioni produttive, frutticoltori e vivaisti, investono nella ricerca e usufruiscono dei risultati attraverso le nuove varietà ottenute, reinvestendo gli utili in ulteriore ricerca. I benefici sono sia esterni sia interni alla filiera, e consentono ad esempio l’accesso ai campi a laureandi e dottorandi per le loro tesi. Il progetto è coordinato per la parte tecnica e amministrativa dalla società cooperativa Ri.Nova e vede la partecipazione di diverse organizzazioni di frutticoltori e vivaisti nel territorio romagnolo, cruciale per la cura delle cultivar in campo.
L’attività di ricerca all’interno del progetto MASPES è condotta dal Dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università Statale di Milano. I responsabili scientifici del progetto, che è stato seguito per anni da Daniele Bassi, sono oggi Marco Cirilli, docente di Arboricoltura generale e Coltivazioni arboree e Laura Rossini, docente di Genetica agraria, entrambi dell’Università Statale di Milano.
I vivaisti e i coltivatori partecipanti al progetto hanno potuto beneficiare di nuove varietà di piante di albicocchi e peschi resistenti e capaci di produrre frutti con alte qualità organolettiche e in grado di coprire un calendario di maturazione di circa quattro mesi, da maggio a settembre (considerate pesche, albicocche e nettarine) e che hanno accolto il favore del mercato. Alcune varietà sono state coltivate in esclusiva dai partecipanti al consorzio.
La presenza delle organizzazioni dei produttori consente di concordare quali gamme di cultivar di alto pregio agronomico e qualitativo selezionare.
Nella fattispecie, il progetto MASPES cerca varietà di albicocco e pesco che da un lato siano in grado di sostenere una certa costanza produttiva, resistendo per esempio alle brusche variazioni di temperatura, e dall’altro lato abbiano un elevato standard di qualità. In questo modo si coniugano gli aspetti legati alle necessità di marketing (grandezza del frutto, ma anche trasportabilità e altro) con quelli legati alla gradevolezza del gusto. Per esempio, esistono varietà molto gustose, ma dalla polpa troppo delicata e quindi difficilmente conservabili, oppure poco resistenti a determinate malattie, come la virosi Sharka, che purtroppo affligge albicocchi e peschi. Coniugare qualità e resistenza per avere le varietà di frutta adatte sia al consumatore che al produttore è possibile anche grazie alla selezione genetica, effettuata con tecniche sia tradizionali sia di genomica moderna.
Tecnica tradizionale e genomica
Il progetto MASPES utilizza prevalentemente le tecniche di incrocio tradizionali, integrate con la genetica e la genomica solo per alcuni caratteri di estrema importanza, sia perché queste tecniche non sono affidabili al 100% per tutti i caratteri (in particolari per quelli quantitativi, come la dimensione del frutto o il contenuto di zuccheri) sia perché è una tecnica che ha un certo costo.
Lo scopo degli incroci è, naturalmente, unire caratteristiche interessanti provenienti da piante diverse. Per farlo, è essenziale avere un grande bacino di varietà diverse da cui attingere, parte essenziale di questo progetto.
Grazie alla collaborazione delle organizzazioni di produttori che sono coinvolte in questo progetto sono mantenute perennemente in campo centinaia di varietà di cultivar, utilizzate per gli incroci. Sono quindi scelte le caratteristiche più interessanti e attraverso incroci sono unite sulla stessa pianta. Sono realizzate più o meno una cinquantina di combinazioni ogni anno. La filosofia del progetto è sviluppare varietà in grado di produrre frutta buona. Per questo si è lavorato molto sulle caratteristiche genetiche legate ai composti aromatici, alla tessitura e a molti caratteri qualitativi.
La tecnica tradizionale e quella moderna si possono combinare, per accelerare il processo di incrocio e selezione. Una volta effettuati gli incroci, sono ottenuti da ciascun incrocio un certo numero di frutti e quindi di semi, da cui si ottengono infine un certo numero di alberi, tenendo conto che la germinabilità di un seme non è mai il 100%.
A questo punto si aprono due strade: quella tradizionale prevede di attendere che la nuova piantina, superata la cosiddetta fase di giovanilità, raggiunga l’età in cui produce fiori e frutti, e verificare se questi hanno le caratteristiche che si è cercato di ottenere grazie all’incrocio. Oppure si può procedere più velocemente, con l’analisi genetica delle piante appena germinate: attraverso la ricerca di marcatori specifici, si verifica se le piante hanno il corredo genetico corrispondente alle caratteristiche ricercate. Questo consente di eliminare precocemente le piante che ne sono prive.
L’attività di ricerca associata al progetto MASPES consiste principalmente in questo: realizzare vere e proprie mappe genetiche, grazie all’identificazione di quelli che vengono chiamati “quantitative trait loci” (QTL), cioè una zona precisa del DNA che corrisponde a determinati caratteri genetici, considerati interessanti.
In concreto, una volta che questi marcatori sono disponibili, si tratta di andare in campo e selezionare i giovani semenzali, prelevando il DNA dalle foglioline che nascono subito dopo la germinazione, in modo da individuare quali piante portano i marcatori desiderati. In questo modo, la selezione agronomica e pomologica in campo verrà eseguita solo sulle piante già selezionate. Con MASPES sono stati individuati i marcatori genetici per la selezione assistita per numerosi caratteri.
Una raccolta di varietà unica in Europa
Un aspetto importantissimo del progetto MASPES è che ha consentito negli ultimi quarant’anni di mantenere collezioni viventi di germoplasma tra le più importanti d’Europa. Il termine germoplasma indica il corredo genetico di una determinata specie, l’insieme dei suoi genotipi ovvero delle sue differenti varietà.
Nella collezione sono raccolte varietà di pesco che non sono neanche più coltivate, presenti al mondo soltanto qui: circa 700, rappresentano una vera eredità ricevuta dal progetto e che il progetto continua ad ampliare, raccogliendo e impiantando ogni anno nuovi esemplari.
Conservare le varietà è fondamentale, perché se nessuno più le coltiva, una volta che l’ultimo albero muore sono perdute per sempre. Questa è la cosa più importante che assicura il progetto, il mantenimento delle collezioni: questo è uno dei principali obiettivi. Ci sono infatti anche varietà che non sono utilizzate per gli incroci, ma che sono tenute esclusivamente per conservarle, per il loro valore storico, anche come memoria della tradizione.
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